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venerdì 4 luglio 2014

La Gigantesca Barba Malvagia - Stephen Collins


L'isola di Qui è un posto ordinato. Molto ordinato. Pure troppo. Le strade sono pulite, tutte le case sono uguali, gli alberi e le siepi tagliate tutto allo stesso modo. Gli abitanti di Qui sono altrettanto ordinati, impeccabili, perfettamente vestiti e rasati, puntuali ogni lunedì mattina in ufficio ad analizzare dati, compilare tabelle, rappresentare tutto in un grafico.
Al di la di Qui, oltre il mare, c'è . Lì per gli  abitanti di Qui è un posto dove regna il disordine, il caos, il male. Nessuno ci è mai stato, chi ha provato ad avventurarsi per mare per andare Lì non è mai tornato, quindi sarà sicuramente un posto brutto, talmente bruto che tutti gli abitanti di Qui che hanno casa vicino al mare non hanno nemmeno una finestra che si affacci verso Lì.
Dave abita Qui, ed è sempre stato completamente glabro tranne un unico piccolo peletto sotto al naso che non riesce a tagliare via, ogni volta che ci prova questo ricresce quasi istantaneamente.
Un giorno però a Dave viene un attacco di panico al lavoro ed il suo pelo inizia a crescere, crescere, crescere, gli vien su un bel barbone fluente che per quanto provi a tagliare cresce sempre più forte e veloce di prima, finché non riesce più a tenerla chiusa in una stanza diventando un problema di ordine pubblico per Qui ed i suoi abitanti.


La critica, quella seria, quelli bravi, si diverte a dare definizioni come "favola per adulti" che io come al solito non riesco a capire granché. Non ci stanno zizze, non c'è sesso, non c'è una rappresentazione particolarmente cruda della violenza, La Gigantesca Barba Malvagia parla della paura che si prova verso quello che non si conosce, della repulsione ed allo stesso tempo della fascinazione che si prova verso il diverso. Non mi sembra roba da tenere fuori dalla portata dei bambini, anzi.
Dave vorrebbe essere un cittadino modello per Qui, vorrebbe vivere la sua routine felice come tutti gli altri, invece è irrequieto, si fa troppe domande, e cova tutto questo caos dentro di se finché la pelle non riesce più a trattenerlo ed ha questa trasformazione kafkiana: inizia un viaggio che lo porterà dall'essere uno qualunque ad un individuo unico e la sua trasformazione, così straripante, farà in un certo senso da esempio agli altri cittadini di Qui che non avranno più vergogna di quel pezzettino di Lì che si nasconde sotto la pelle di ognuno.


Il fumetto è in bianco e nero, un po' per riflettere la monotonia di Qui, ma invece di scegliere la strada "piatta" della china Stephen Collins si lancia in un ardito chiaroscuro a carboncino e riempie i neri di striature, dettagli, onde, movimento, per mostrare quanto caos e quanta vita si nascondano dietro l'apparente monotonia del nero.
Andando sul lato più fumettistico, Collins usa poco i baloon, la carretta la fa portare avanti alla voce narrante fuori campo che parla sempre in rima (aspetto che un po' si perde nell'edizione italiana Bao, altrimenti impeccabile, bel volumone grosso con ottima carta), al montaggio della tavola e al taglio delle vignette, roba di una complessità e di un respiro tali che non te li aspetti mica da un tizio che è abituato a disegnare poche tavole per le strisce a fumetti del Guardian!

Nella scala delle barbe più belle della storia, che va da zozzerie a la Jack Sparrow al barbone di Gandalf, La Gigantesca Barba Malvagia è la barba di Hagrid: folta, densa, larga, incasinata. e (per far contenta la critica) che piace anche ai bambini.

sabato 11 gennaio 2014

L'ultima Intervista ad Alan Moore. Speriamo.

... Che più che un'intervista è un monologo ed in cui non dice niente di diverso dal solito, ma se non altro forse sarà veramente l'ultima, la potete leggere qua se c'avete tanto tempo da perdere che è un wall of text da paura.
Un monologo in cui con panegirici molto gustosi ma sempre panegirici cerca di smarcarsi dalle accuse di razzismo e sessismo e poi di tirare la solita carrettata di merda e balle su Grant Morrison (visto che ripete le stesse cose da vent'anni, Morrison ha già risposto con dovizia di particolari e riportando date ed esempi a tutte le  sue paranoie in questo pezzo qua, la mia balla preferita resterà sempre "l'ho presentato io a Karen Berger quando dovevano fare l'etichetta Vertigo" "No ma guarda la Vertigo è nata negli anni '90, tu con la DC non ci parlavi già da 5 anni e io alla DC già avevo pubblicato Animal Man, Doom Patrol, Gothic ed avevamo fatto i milioni con Arkham Asylum, con Karen Berger c'uscivo il sabato sera.").

E' sempre bello vedere quante cose abbia da dire sull'originalità del fumetto contemporaneo uno le cui opere più famose sono state delle riletture di personaggi e storie create da altri e, più in generale, quante cose abbia da dire sul fumettoo uno che, a detta sua, non legge fumetti da 20 anni.
Fa un po' pietà invece vedere quanto la vecchiaia possa far diventare un bisbetico ancora più bisbetico. E non dico certo bisbetico per non dire stronzo, eh. Nono. Lo giuro.
Se poi già eri antipatico prima, porca troia, è na tragedia.

To be brutally honest, I’d prefer it if, as with the Before Watchmen re-creators, their associates and their readers, admirers of Grant Morrison’s work would please stop reading mine, as I don’t think it fair that my respect and affection for my own readership should be compromised in any way by people that I largely believe to be shallow and undiscriminating

Avete capito? Estimatori di Azzarello, Amanda Conner, Straczynski, Morrison, Cooke, Bermejo, Jae Lee, fratelli Kubert e tutti gli altri? Non comprate più fumetti di Alan Moore, che sennò il vecchio poi se ne dispiace! Siate gentili con gli anziani!

Tanto è da vent'anni che non scrive qualcosa di rilevante artisticamente, quindi non è che vi perdete tanto

Se la diatriba finisse una volta per tutte così sarebbe molto bello però