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martedì 10 dicembre 2013

Dark Knight, Dark City [Batman 452/454]

Per il suo Batman Morrison riprese e sviluppò spunti da tutto il passato del cavaliere oscuro. In The Return of Bruce Wayne, ad esempio, uno dei personaggi che più grattacapi ha dato ai lettori è stato quello del demone Barbatos (se qualcuno è interessato alla demonologia, se ci volete fare due chiacchiere trovate tutti i recpiti nella Piccola Chiave di Salomone), di cui il Batman delle caverne ha creato il mito nel primo numero e che poi ha fatto capolino qua e là per tutto il resto della serie. Batman e Barbatos, però, si erano già incontrati in una storia del 1990 di Milligan, Dark Knight, Dark City, che dopo un sacco di  tempo sono andato a recuperare.


A Peter Milligan, cui vogliamo bene per fumetti come Shade the Changing Man e X-Statix, furono affidate per poco tempo Batman e Detective Comics all'inizio degli anni '90 e per quel che ha potuto ha cercato di portare il pipistrellone per sentieri poco battuti, come l'esoterismo in questo caso specifico.
Le storie in cui Batman è detective, o quelle più semplicemente supereroiche, o i drammoni penitenti non si contano, ma quante storie vi vengono in mente in cui ha a che fare con l'occulto? Gothic, certo. La trilogia di Dracula, come no. E poi? E poi boh! Ed è strano perché la figura di Batman, l'icona privata di ogni altra sovrastruttura intendo, ha veramente tanto potenziale in questa direzione.
In Dark Knight, Dark City Batman dovrà vedersela, come tante altre volte in passato, con L'Enigmista, i suoi indovinelli e tutto quello che ci gira attorno. Stavolta però Nigma si comporta in modo un po' diverso dal solito... se in generale è interessato allo scontro "di menti" con Batman (e nel frattempo se può fare tanti soldi, ben venga), a questo giro ci va giù pesante rapendo 5 neonati, "premio" per ogni enigma risolto, ma a cui non esiterà a infilare una pallina da ping pong in gola per guadagnare tempo e non essere acchiappato. La vicenda principale è intercalata da alcuni flashback, ambientati nel 1750 o giù di lì, in cui un gruppo di massoni è chiuso nei sotterranei di una chiesa per evocare Barbatos e tutto andrà, ovviamente, a puttane.

La storia acchiappa, c'è poco da dire. Spesso l'Enigmista viene usato un po' a cazzo, come un Joker dei poveri, i suoi enigmi fanno scendere le palle alle ginocchia e si arriva alla fine chiedendosi" ma sto casino l'hai messo su per cosa?", qua invece no, Batman viene fatto scorrazzare con gusto avanti e indietro per tutta Gotham in cerca di indizi e indovinelli, gli enigmi sono strambi per un motivo ben preciso ed il cambio di carattere di Nigma sarà uno dei punti focali della vicenda. L'intuizione di Barbatos che diventa Gotham e crea Batman per metterlo al suo servizio è una di quelle trovate che, a me, fanno scoppiare la testa. In senso buono, ovviamente. E se su questo va a costruire Morrison aggiungendo un ulteriore strato, con Batman che crea Barbatos, anzi che da un certo punto di vista è Barbatos, che diventa Gotham, che crea Batman, con Batman che quindi forgia il suo stesso mito e si autocrea ed autoalimenta per rispondere ai suoi stessi bisogni... Ho detto tutto.

I disegni di Kifron Dwyer sembrano più vecchi di quel che sono per colpa dei colori, essendo questa storia uscita giusto qualche annetto prima della rivoluzione Image, ma Dwyer ha un gusto squisito per la teatralità e si nota soprattutto con l'Enigmista, un centinaio di pagine ricco di pose iconiche come forse ne aveva viste poche in tutto il resto della sua carriera da villain, e i pixelloni in questo senso possono essere anche un valore aggiunto
Nota per le cover di Mike Mignola di cui ho messo un esempio più sopra e proprio da quella si vedono chiaramente i semi di quello che poi diventerà, di là a un paio di anni, lo stile di Hellboy.

In una scala dei tuoi demoni di Diablo preferiti, che va da Azmodan a Diablo (quando non aveva ancora le tette), Dark Knight, Dark City è Rakanoth, veloce, affilato e ti shotta in un sol colpo.

domenica 28 luglio 2013

Batman: Gotham by Gaslight

Gotham City è un postaccio. Tutta scura, puzzolente, le carte per terra, i drogati, le mignotte, l'inquinamento, il traffico, niente parcheggi, zanzare grosse quanto Manbat, un manicomio criminale con una media di 4 evasioni al giorno... Ma pensa quanto poteva essere peggio un 150 anni fa, alla fine del 1880 o giù di lì, senza luci in mezzo alla strada, senza fogne, spazzini, si magari non c'erano le macchine ma la merda di cavallo doveva essere un bel problema. Si, insomma, proprio il tipo di postaccio in cui un simpaticone come Jack lo Squartatore potrebbe pensare di andare ad abitare dopo Londra, alla faccia di Batman


S'è capito, no? Batman: Gotham by Gaslight sarebbe Batman contro Jack lo Squartatore, ambientato in una Gotham City vittoriana, praticamente uguale alla londra di fine diciannovesimo secolo.
Il giovane Bruce Wayne, dopo aver fatto il Grand Tour delle città europee (lo vediamo anche a Vienna raccontare un suo sogno ricorrente al professor Freud... se non l'ha curato lui qua c'è poco da fare...) torna a Gotham, ma il suo ritorno coinciderà con una serie di delitti a danno delle baldracche di quartiere con tanto di souvenir sanguinolento portato a casa dal killer. Questa coincidenza farà nascere diversi sospetti da parte degli ufficiali delle forze di polizia ed a Brucie, per scagionarsi, non resta altro che vestirsi da pipistrellone e mettersi alla caccia dell'assassino.

La storia, scritta da Brian Augustyn, per i canoni contemporanei è molto breve, 48 pagine. E' tutto al suo posto, si, ma finisce subito e chiudi l'albetto con la sensazione che una lunghezza maggiore avrebbe fatto solo che bene potendo pendere le cose un po' più di calma, inserire qualche personaggio in più (ci sono solo Gordon ed Alfred), costruire l'atmosfera e lasciar montare in maniera maggiore l'ansia da serial killer che qua non è dovuta tanto alla rappresentazione degli omicidi o dello stato di panico in cui si sarebbe dovuta trovare la città, ma quanto solo al nome dell'assassino, "Oh ci sta un assassino brutto brutto in giro per la città, panico!" "eh ma veramente a me m'hai fatto vedè che questo ha ucciso na zoccola una e poi qualche titolo di giornale e bast, panico de che?" "si ma questo è Jack lo Squartatore" "Uah, allora panico!!!!"

Ai disegni c'è un ottimo Mike Mignola, ancora un po' lontano dallo stile caratteristico che ritroveremo in Hellboy ma tutto quello che a livello di atmosfera in questa storia c'è ma non si è avuto il tempo di costruire nella storia lo dobbiamo a lui ed agli inchiostri di P. Craig Russel

In una lista dei serial killer della TV, che va da Sylar a Deter, Gotham by Gaslight è Cabbie, l'assassino della S01E01 di Sherlock, british, originale, intelligente, però giusto il tempo di 4 omicidi e finisce subito...

Curiosità storica: questo fumetto, pubblicato nel 1989, è considerato il primo elseworld ufficiale della DC Comics e prima dell'ultimo reboot era anche una delle 52 terre ufficiali del mutiverso (coi New 52 la situazione è molto più confusa, nell'eterna attesa che Morrison finisca Multiversity e magari dia un po' d'ordine alla cosa)